anno 2004 Francesco Guccini
 
Francesco Guccini

cittanova blues

Editore Mondadori
 


"Biascianotte (gerg., dial. Biasanòt): letteralmente Masticanotte, espressione di molto poetica riguardante i nottambuli di una gloriosa Bologna che fu".
E' soltanto una delle circa 200 voci del glossario che Francesco Guccini ha inserito alla fine del suo ultimo libro. Duecento espressioni gergali e dialettali che rendono un po' difficoltosa la lettura di questo bel racconto, sostenuto, però, da uno stile particolarissimo e da una costruzione delle frasi elegante e di naturale ricercatezza.
E' il solito raccontare di Guccini, che questa volta rievoca tanti suoi anni, da Pavana sull' Appennino, passando da Modena, fino a Bologna, la Mecca dei musicisti, degli artisti squattrinati e dei nottambuli di professione.
Chi ha seguito negli anni i concerti del Cantautore, nel libro, ne riconosce l'eloquio ed individua due storie fondamentali cantate in un L.P. di quasi 30 anni fa: ESKIMO ed AMERIGO.
Anche qui l'Eskimo di Guccini non è l'indumento simbolo della rivolta giovanile degli anni intorno al '68, ma soltanto un soprabito pratico per giovanotti con poca grana e molto tempo da passare per strada.
Amerigo, invece, è sempre l'anonimo vecchio zio di Francesco, che lascia il paese, salpa da Le Havre per andare a New York, dove l'aspetta la vita da cani dell'emigrante, la fatica della miniera, una lingua sconosciuta ed ostile. Tutt'altra cosa dal viaggio che molti anni dopo farà il giovane musicista, inseguendo il sogno americano, gli spazi sconfinati, la musica nuova, la libertà, le stecche di Marlboro e la birra a buon prezzo.
A Bologna, il giovane provinciale incontrerà le donne, gli eterni tabù del sesso, il vino delle vecchie osterie, la Cinquecento (pardon, il Cinquino) ed una città semplice e felice.
Con il sarcasmo di sempre, Guccini prende in giro sé stesso ed i suoi ingenui contemporanei, ricorda gli amici musicisti che non ci son più e inorridisce guardando la nuova città coperta di boutiques, avvilita dalle mode e dalla volgarità dei nuovi ricchi e dei poveri che li imitano.