anno 2004 Marco Tarchi
 
Marco Tarchi

L'Italia Populista

Editore Il Mulino
 

Il 9 luglio 1934 l'agenzia Stefani informa che a Borgo Montello, nelle paludi pontine bonificate, Benito Mussolini ha battuto 26 quintali di frumento in due ore e 45 minuti, per 6 lire nette di paga. La performance è rigorosamente ripresa dai cinegiornali e riproposta nelle sale cinematografiche di tutto il Paese. Il Regime vive fondamentalmente di populismo perché sostiene un principio d'unità del popolo italiano, contrapposto alla mentalità classista della sinistra socialista e comunista.
Marco Tarchi è un ricercatore rigoroso e non conformista che nel libro L'Italia populista ricostruisce una tendenza ricorrente nella politica italiana, seguendo un gomitolo che, partito dal fascismo, con un sol filo, arriva fino ai giorni nostri.
Il populismo è un fenomeno di cui la politica italiana non ha assolutamente l'esclusiva, visto che tanti protagonisti del Novecento sono state così etichettati: Peron, Stalin, Fidel Castro, la Thatcher, Eltsin, Ronald Reagan, Saddam Hussein, Papandreu, Lech Walesa, Haider e Lin Piao. Il populismo può, quindi, essere identificato non come un'ideologia ma come "la mentalità, la forma mentis, connessa a una visione dell'ordine sociale alla cui base sta la credenza nelle virtù innate del popolo, il cui primato come fonte di legittimazione dell'azione politica e di governo viene apertamente rivendicato". Premessa tale concezione, le forme d'espressione del populismo sono state molteplici.
Ma, rimaniamo al caso italiano.
Dopo la guerra, sarà Guglielmo Giannini ad inventare il Fronte dell'Uomo Qualunque, un movimento con vasto seguito elettorale ma di breve fortuna. Seguirà il Comandante Achille Lauro, votatissimo sindaco di Napoli e fondatore di un movimento politico monarchico che raccoglierà in città oltre il 51% dei voti. Nei primi anni '70 sarà il M.S.I. a capeggiare alcune rivolte popolari legate a fenomeni localistici, come a Reggio Calabria, l'Aquila ed iniziative sfociate nelle marce della Maggioranza Silenziosa a Milano. E proprio la Capitale dell'opposizione extraparlamentare più radicale vedrà i populismi di sinistra più coreografici, i gruppi filocinesi intransigenti che sovrapporranno e confonderanno classe e popolo. Seguiranno i radicali di Marco Pannella, con le vittoriose campagne referendarie del Divorzio e dell'Aborto, sempre pronti ad annullare la distanza fra l'uomo della strada e la politica. E, poi, con la crisi della Prima Repubblica: Cossiga, Mario Segni, La Rete di LeoLuca Orlando. Il populismo della Lega Nord, come già quella dell'Uomo Qualunque, assumerà le caratteristiche di movimento di massa. L'esplosione di politica di Forza Italia porterà al governo del Paese Silvio Berlusconi, uno che si è fatto da sé, lontano dal linguaggio e dai giochi della politica, un imprenditore moderno, un presidente-operaio e così via. Il libro si conclude esaminando l'altro populismo. Le evoluzioni di Antonio Di Pietro, magistrato accusatore del sistema politico corrotto e poi leader di un movimento di protesta che fa fatica a stare nello schieramento dell'Ulivo. Infine, è la volta del movimento civile e politico dei Girotondi che, con Nanni Moretti, pianta il dito minaccioso contro i difetti, le debolezze e i tentennamenti della sinistra italiana.
Insomma, in oltre cinquant'anni, i temi ispiratori più costanti del populismo sono stati i seguenti: la diffidenza verso i partiti ed i politici di professione, l'aspirazione a ricomporre la società oltre le differenze ideologiche e di classe, la fiducia nelle virtù personali di un leader piuttosto che nei programmi. A Destra come a Sinistra.