anno 2004 Peter S. Wells
 
Peter S. Wells

La Battaglia che fermò l'impero romano

il Saggiatore
Collana Nuovi Saggi

 

La storia così come l'archeologia è materia controversa, spesso ricca di zone d'ombra, grandi interrogativi sepolti e nascosti dal buio dei secoli e dalla censura del silenzio.
La chiarezza espressiva così come la grande capacità deduttiva dell'autore, espressioni più che mai nitide di una intelligente capacità di sintesi, sono la chiave di lettura di un saggio che si pone l'obiettivo di gettare un ampio fascio di luce su uno degli avvenimenti più controversi e al tempo stesso determinanti per la storia d'Europa e più in generale d'occidente. La figura storica di Arminio, le implicazioni che il suo successo contro le armate romane ebbe all'epoca così come nei secoli successivi sono messe in evidenza con rigore e attenzione. La disfatta nella selva di Teutoburgo rappresenta non solo la fine materiale dell'espansione dell'impero "civilizzatore" romano, ma anche la rivincita ideologica dei cosiddetti "barbari", quelle popolazioni che al di là del Reno venivano considerate inferiori e pertanto facilmente conquistabili dalla potente Roma imperiale progettata da Augusto.
Il tutto corredato da un'accurata descrizione del sito della battaglia, dei reperti archeologici trovati nella valle, delle fonti romane, Tacito in primis, che si occuparono di storicizzare una delle spedizioni più disastrose che le legioni romane, reduci dalle vittorie di Cesare in Gallia, avessero mai subìto nella loro gloriosa storia di conquista del mondo conosciuto.
In questa drammatica situazione si staglia ambiguamente la figura di Quintilio Varo comandante di grande spessore vittima della più viscida e sinuosa arte praticata dall'uomo: il tradimento. Un suicidio il suo che imprime maggiore tragicità alla vicenda. Lui stesso aveva trascinato l'esercito in quella rovinosa palude nella selva di Teutoburgo.
Un libro estremamente affascinante che nella forma di saggio si presta soprattutto ad informare anche il lettore sprovvisto di solidi prerequisiti storici.

Marco Bertuzzi