anno 2004 Aldo d'Alfonso
 
Aldo d'Alfonso

da una poltrona di seconda fila

Hitstudio Editori

 


La sala affollata di giovani ed ex giovani di belle speranze. Tutti, attorno al tavolo, ascoltano con attenzione. Nella foto, alcuni sono ritratti mentre fumano; fra questi, affiancati, Jean Paul Sartre ed Aldo d'Alfonso. Attorno a loro alcuni dei più bei nomi del giornalismo e della cultura italiani degli anni '50: Sibilla Aleramo, Emilio Sereni, Paolo Alatri, Saverio Tutino, Mario Pirani, Mimise Guttuso. Solo alcuni degli attivissimi intellettuali del Centro Popolare del Libro e della rivista Letture per tutti, a cui collaboravano: Italo Calvino, Luigi Russo, Vasco Pratolini, Franco Giraldi, Luciano Cafagna, Lucio Lombardo Radice, Franco De Felice, Adriano Seroni, Carlo Bernari e tanti altri artisti, scrittori, poeti, musicisti e studiosi. Di quel Centro Popolare del Libro, che aveva portato la cultura, la voglia di letture e di conoscenza in un'Italia povera ed ancora ferita dalle miserie del dopoguerra, Aldo d'Alfonso era il segretario.
In cinquanta anni d'intensa attività, mai in seconda fila, ha avuto l'opportunità di conoscere e frequentare persone eccezionali: Luciano Bianciardi, Ezio Taddei, Giulio Trevisani, Massimo Mila, Ernesto De Martino, Alberto Moravia, Carlo Levi, Giuseppe Tomasi di Lampedusa.
In questo libro l'autore racconta alcuni incontri importanti della sua vita, come partigiano in Toscana, come allievo ufficiale a Milano, come funzionario comunista in giro per l'Italia, come promotore culturale, come giornalista e come assessore alla cultura della Provincia di Bologna. Non solo personaggi noti e famosi, ma soprattutto, sconosciutissimi minatori, contadini, nobili meridionali, attivisti comunisti, amici di vecchia data.
Aldo d'Alfonso ha imparato tanto da tutti i protagonisti della sua storia, dal compagno di studi Giorgio Napolitano, dal mezzadro di Principina Giorgetti, dal piastrellista anarchico Bruno Cappelli, dal professore "liberale" Daniele Mattalia, dal filosofo Norberto Bobbio, da Alexander Dubcek e da Glauco, l'amico del cuore.
In questo libro non c'é retorica, i rimpianti sono contenuti, lo stile del racconto è pacato, leggero, denso di humour.
Abbiamo scelto di inserire questa recensione nella sezione Napoli; perché Aldo d'Alfonso vi è nato e di tale origine conserva intatto lo spirito. Un vero "signore" meridionale d'altri tempi, come lo sono stati, il padre, docente universitario di zootecnia e come lo era Pasquale, l'inserviente dell'Università a sua disposizione.
Il lieve e signorile spirito napoletano consente ad Aldo d'Alfonso di guardare con rispetto e tolleranza agli stessi avversari politici, senza acredine, senza eccessi, mantenendo integro il rigore delle proprie scelte.