anno 2004 Antonio Lubrano
 
Antonio Lubrano

pomeriggio di luglio

Guida Editori

 


C'è un'aria di casa in questo libro, anche per chi è lontano da quegli anni e ne ha sentito soltanto i racconti dei genitori, dei nonni o di Eduardo De Filippo, a teatro. La guerra è finita da diversi anni ma il dopoguerra sembra non finire mai, con il suo opprimente fiato di precarietà e di miseria. Le scuole sono aperte, i servizi pubblici ed i commerci faticosamente vanno, la gente si agita per strada ogni giorno e cerca di vivere o sopravvivere; però, basta imbattersi nelle macerie di un palazzo per chiedersi: ce la faremo mai?
Napoli è stata colpita da cento bombardamenti ed è difficile coniugare la voglia di vivere con la possibilità di farlo. I giovani, insolenti e fiduciosi, ci provano. Nel nostro caso sono un gruppo di studenti del Giambattista Vico, non il liceo-bene della città ma una scuola di tradizioni severe.
Nel gruppo, i tipi umani ci sono tutti: l'intransigente, l'artista, il furbo che già fa degli affari la sua ragione di vita, l'innamorato inguaribile e Fulvio, il provinciale che sogna di fare il giornalista. Tutti, in un pomeriggio di studi, nel cinema d'avanspettacolo, a passeggio lungo le salite che portano al Vomero o nelle interminabili discussioni ideologiche sono sicuri di rappresentare la futura classe dirigente della città, una speranza per il Paese di domani. La stessa dolce determinazione che ritroviamo nei libri di Raffaele La Capria, di Giorgio Napolitano, di Antonio Ghirelli, di Luigi Compagnone e di tanti, giornalisti, scrittori e intellettuali che sentivano sulle spalle la responsabilità della rinascita di una città e di un Mezzogiorno bisognosi di cultura, di amministratori capaci, di infrastrutture essenziali, di sogni realizzabili.
Napoli vuole bene ai suoi studenti giovani e squattrinati, le case sono sempre aperte, la mamma di ciascuno diventa mamma di tutti. Vanno e vengono i primi amori, esce il giornalino scolastico, incombono gli esami. La città è percorsa da fremiti politici: il popolo sta con Lauro, Nenni parla in piazza della Posta e raccoglie migliaia di persone, i comunisti sono fortissimi. Ma, ogni volta che attracca la portaerei Coral Sea, i vicoli dei Quartieri spagnoli si riempiono di marinai americani, e così, per anni, centinaia di famiglie guadagnano briciole di vita e perdono pezzi di dignità.
Fulvio conserverà vivo il monito del professor Sannia, il miracolo laico del Giambattista Vico: " Vorrei che lo teneste bene a mente. La fortuna dell'uomo è una sola, la sua capacità di scelta. Bisogna conquistarsela, è pur vero, una simile capacità. Come? Con la cultura; più si conosce e più si è liberi. Non dico le nozioni, Dio mi guardi! Maledetto il nozionismo….! La cultura, sia ben chiaro, è tutto ciò che possiamo rubare a chi è trasmettitore di cultura. Ai professori vecchi e cadenti come me, ai libri, ai giornali, alla radio, alla musica, alla realtà, alla strada. Sicuro, anche alla strada".
Bravo, Antonio Lubrano!